 | Louise Philippe Dalembert
Traduzioni di Annamaria Coppola
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Blues del bambino dalle mani di pietra
palestina tuo figlio canta nella notte dalle mani di pietra discende la lenta strada di damasco nelle sue vele spente la sua barca di pescatore porta il solo colore brumoso dell'aria voce d'adolescente che si urta all'ombra un pugno di pietra bianca traveste la notte da ciclope
palestina sul filo della sua canzone yossef racconta un destino incatenato nei solchi di una carovana d'ombre i suoi fratelli lo hanno barattato per un pugno di cereali si chiamano gad aser juda... e nephtali e lontano molto lontano dalla casa del padre l'alba dei canti in esilio sempre modella la carta di una stagione di schiarita
voce dai tristi battiti su tamburino trascinante nella sua nudità singhiozzi calcificati cantico per caino e abele gioia e fiele bagnanti come un solo corpo nelle stesse acque del giordano il bambino dalle dita di pietra l'ha riportato dagli abissi della notte i clamori del giorno non l'hanno cancellato
palestina geremiah canta la sua voce rotta sulle rive della notte allah yahwé il bambino dalle falangi di sabbia parla di dio e dice nella sua melopea orientale mio fratello ha viaggiato in treni di nebbia visitato notti asfissiate di gas perché mi ha riportato dall'esilio i falchi che custodivano i suoi sogni?
palestina oh palestina nelle mie mani i pensieri acefali del bambino dagli occhi feriti e dalle dita assenti piange la mia memoria sull'orlo della notte ed io figlio di isacco e di rebecca non ho più l'orgoglio di scrivere i miei propri lamenti
(Parigi, autunno 1988)
tratto dalla raccolta "Pages cendres et palmes d’aube", L’Harmattan, Parigi, 1989.

Lettera di un adolescente al suo amico generale
ti scrivo dalla terra d'esilio fa freddo lontano dal suolo natìo dalle sue bidonvilles e le sue follie le sue albe incolte dai suoi cumuli di rifiuti e la nostalgia è la mia più fedele compagna
ti scrivo perché non mi piace la guerra la detesto persino tutta questa guerra che uccide l'amore e il sogno degli uomini e lascia vivi il dolore dei loro occhi l'amarezza profonda dei loro cuori la maledico tutta questa guerra che falcia col suo braccio di acciaio e di sangue i migliori germogli dei nostri canti il vivo splendore musicale della spiga e le più belle leggende dell'arcobaleno
ti scrivo ma non ignoro che si dovrebbe farti guerra i miei fratelli mi troveranno ingenuo anche io a volte per credere che dopo tutto sei un uomo come quelle innocenti pupille alle quali rifiuti un tozzo di pane un tozzo di gioia un uomo cresciuto allegramente sotto il dolce sole delle nostre terre del sud come una canna di bambù o la nobiltà del miglio un uomo forse capace di amare devo comprendere che già nel tuo riso di pargolo cresceva altrettanto acerbo l'odio per i tuoi
so che la politica che viene dal nord ti porta a scambiare le mostrice da sicario con il titolo di ministro della difesa o di ministro degli interni anche se la nostra collera si consuma a cercarlo questo interno dove l'insolenza del nuovo colono porta impunemente i suoi passi felloni e i suoi denari putridi ma vedi mio generale e mio amico ha un bel travestirsi da agnello il lupo si tradisce sempre per i suoi appetiti malsani di sciacallo
allora stai sicuro amico mio mio generale con o senza gradi queste dita ingenue che ti scrivono per parlar d’amore son pronte a dir sì al giusto calcio del fucile per estirpare il fiele che abita il tuo cuore e trascina il mondo in terzi in una folle e crudele deriva
un adolescente assetato di amore e di vita
(Parigi, 1988)
tratto dalla raccolta "Pages cendres et palmes d’aube", L’Harmattan, Parigi, 1989.

Canto d'uomo per una ragazzina
per leïla k.
non è vero che le nuvole corrono basse cariche di sangue e di amarezza e del fumo che invecchia i fiori nell'alba della notte
non è vero che hanno seminato la morte a grandi manciate di fiele sulla vita libanese che la paradisea un mattino è stata fulminata sul ciglio della strada una lama di acciaio nel suo più bel cinguettio
hanno sotto i rami dei cedri crivellato di colpi la pioggia della concordia e la stella tutta rosa dell'amore e questa piaga aperta che è la speranza frustata nello stormire delle tue lacrime e della tua paura infantile ma non è altro che menzogna la guerra non è un lungo incubo che scrive le sue cicatrici nella memoria di una ragazzina
oh mia poetessa, mia bella poetessa rifaremo l'estate e i suoi dolci canti marini
(autunno 1987)
tratto dalla raccolta "Pages cendres et palmes d’aube", L’Harmattan, Parigi, 1989 Louise Philippe Dalembert (dettagli)
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