 | Paola Gandin
L'Occhio dell'Assurdo, e altre poesie
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RISCHIARAI LE EMOZIONI
Rischiarai le emozioni una dopo l'altra dall'alone che fa' loro veste
Imbrigliate in un arcobaleno nitido e stucchevole teatro bianco
Paura alzò lo sguardo

HO INCROCIATO LE BRACCIA
Ho incrociato le braccia per trent'anni o è stato forse il palcoscenico crea-tivo delle mie stesse notti pregne inghiottite nel teatro e i pesanti drappi di filo logico intessuti aprirsi e chiudersi su fasci di luce immaginata di platea indifferenti
a lasciarmi nel copione?
10.7.94
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LA LUDOTECA
La ludoteca interiore sprizza pagliacci dipinti come si dipinge un vaso Ridono? Piangono? Sorridono? O parlano a vanvera sconclusionati racconti nel racconto? Nella scatola dei Lego che non ho mai avuto spuntano chiodini rotondi e danzeggiando fanno un fuoco
31.12.94
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TRIBOLAZIONI
Tribolazioni si annodano al nostro collo come pitoni tanto che un filo di respiro li faccia cullare sul nostro petto
I bulbi dei miei occhi catapultano a ritroso tento di cancellare le immagini viscide Mio Dio! oramai le ho registrate proverò a colorarle / Di grottesco appaiono e nauseanti
Tribolazioni si annodano al nostro collo come pitoni tanto che i battiti del cuore li faccia ballare in seno
Le braccia lungo i fianchi urlano alle mani cerco nei centri nervosi un alleato sono in fasce sono in trappola La coda del pitone batte il ritmo sulle mie ginocchia
8.2.95

EGO ERRANTI
L'essere mi porta ad essere sentirlo a divenire e perché mai sarebbe indispensabile comunicare? Quanti Ego su queste strade zeppe ma vuote lisce d'asfalto pece Quanti inutili Ego. Non so più parlare a questi simulacri di se stessi non voglio più saperne di retorica.
Che non mi svuotino più questi Ego erranti ché il mio fiato sacro lo possa risparmiare ad una vita dove volino i pensieri.
30.3.95

LA MIA ASSASSINA
Non ho alcun senso Non posso fare nulla L'impotente impotenza urla Io mi dispero e sparire la mia liberazione Non so più vedere alcuna bellezza oggi no oggi un pugnale ho nel cuore Padre mio smetti di sognare svegliati Padre e non guardarmi piangere smettiamola di bestemmiarci ora che s'avvicina la folle irrealtà ora che cresce Venerazione Ed oggi non c'è alcun senso nessuna volontà Questa landa senza armonia fonte d'angoscia Cielo di sotto è la mia assassina.
22.5.95

IO SONO
Io sono accanto a te e solo ora mi lasci passare. Io saprei indicarti la strada da imboccare, le scelte da cogliere i pericoli da evitare Saprei insegnarti come fare per scostare il velo. Io sono accanto a te non per aiutarti non per mostrarti tutti i trabocchetti per portarti in ogni angolo senza spazio e senza tempo che tu non conosci per lasciarti alla mercé di te per farti perdere e per farti ritrovare. E se tu dovessi perderti e disperare io ti lascerò disperare ed anzi renderò ancor più desolante il luogo senza spazio e senza tempo. Io non sono ciò che vedi né ciò che senti giacché tu sei ciò che vedo e ciò che sento Io ti scosterò quel velo quando tu vedrai che io sei tu e quindi io sono io. Io sono.
22.6.95

SCIOLTI I CAPELLI
Sciolti i capelli delle foreste più oscure rimasero le ciocche più intricate a sostenere i nuovi cieli vuoti d'ogni ossigeno Perché mai dovrei continuare a lamentare le catastrofi infame creatura che sono senza gioia né speranza seppur stanotte immersa d'oblio d'Ande perdute tuffate nel flauto di Pan.
11.9.95
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LA'
Salverò i miei pensieri dal luridume che mi bombarda li stenderò al sole e la notte nel fienile al caldo sapore della terra li cullerò per sempre al di fuori del mattatoio al di là di ogni cultura là, là dove le menti si toccano.
11.9.95
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L'OCCHIO DELL'ASSURDO
Ho scovato il tempo sopra il mio cuscino l'amante prediletto
Bimbi lacerati sulle strade con il cranio sopra il cranio duro dell'asfalto delle tende dell'addiaccio Quando vi ascolto è la maggiore suprema sofferenza Prostituiti-venduti-fatti a pezzi con quali occhi io vi guardo se non i vostri l'occhio dell'assurdo.
1.12.95

SAGGIAMI
Saggiami non come cibo digeribile che edifica per scomparire mutante nel mutarti fugace - temporaneo di scoria essenza Saggiami ch'io resti immutabile in te eterna impressa / non molecola ma memoria che edifica per edificare Saggiami non come cibo digeribile ma cibo spirituale ché queste parole non ti lasceranno come t'hanno trovato né ritornerai.
17.5.96

SERPENTI PIUMATI
Serpenti piumati si slanciano nell'alba tersa d'un interrogativo giorno magnetico di sole senza attendere la pupilla i serpenti piumati si slanciano al di sopra dei sogni e t'aspettano sospesi - fluttuanti guizzando gli occhi lucidi bui come nel pozzo t'aspettano al risveglio dei tuoi sensi vividi.
17.5.96

SPEZZAMI SOLO UN RAMO
Spezzami solo un ramo di quell'albero e non sarò più donna Strappane le foglie e né bambina Lasciami soltanto il polline dovessi cambiare idea e non toccare le radici che una tribolazione non ti colpisca Aspetterò il frutto almeno un frutto Aspetta non toccare l'Albero.
17.5.96

NEPPURE UN SOFFIO D’ECO
Gioiosi canti di là dal cosmo vostro noto miserrimi pianeti senza orecchie voi non udite voi non partecipate
Dei gioiosi canti io vi narro di quanta melodiosa armonia vi è negata
Chiusi gli animi serrati gl’occhi né per volizione né per costrizione - del vostro anelar io conosco - E’ che la terra vostra diviene un’isola invisibile sospesa nel temibile isolamento come fortino che aspetti l’assalto E dei gioiosi canti neppure un soffio d’eco.

INFATTI NON CI DISSERO NULLA
Infatti non ci dissero nulla e rimanemmo
inchiostrati nella stessa saliva frettolosa ed opaca che nell’essere sintesi di me non conosce la struttura del mio sangue.
Ispirata da te, me ne sto accullata ad ascoltarvi non so dire quali voci arrivino dal quarzo ma qualcosa mi nasconde da me stessa
nell’ozono / gioventù senza rimorsi.

L’ANGELUS
Che dire? Giacché il pensiero non supera il significato dimmi cosa resta da comunicare? Forse il mio nome? Io sono parte di Colui che E’. Che dire ai filosofi di mille millenni? Rovistate ancora nei Sé, negl’incauti Io di porcellana Impastate le mani nel groviglio di Psiche e ne uscirete morti come morti siete. Che dire ai poeti illuminati? E’ forse l’Arte mezzo di Verità per scellerati che ne fanno stile? Mangiate i vostri fogli d’inchiostro amaro e ne uscirete vivi come di Vita ebbri siete. Alfine che dire ai profeti? Quando di luce che brilla e non abbaglia si sono intrisi Stupefatti, sventolate gl’ispirati tomi e ne uscirete esausti come di esausta Volontà voi siete nati.

EQUAZIONI D’ASSOLUTO
D’algebre di cui memoria seppellisce incognite riemergono stanotte punti vuoti fluidi, galleggianti Si sommano ad un attimo e procreano una retta infinite rette Attorcigliata senza tempo sto per naufragare in enne dimensioni Paola Gandin (dettagli)
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