La poetica del Gatti esprime, attraverso la quotidianità, il ricordo, cioè dona al ricordo realtà nel presente, lo materializza di fronte a sé, lo lascia dialogare con le cose: molti luoghi diventano così surreali e cominciano a usare un linguaggio di sottofondo che è invece quello poetico, quello che dice. Gatti però non è sentenzioso: nella sua discrezione spiega l’indifferenza, accende una sigaretta, sceglie tra il Martini e il Porto il fumo della lontananza, che poi si ricompone sotto una pioggia leggera di una di quelle vie che si percorrono tornando a casa. Lo stile è in parte dovuto alla mente che coglie la poesia nei ritorni, poesia che non sarebbe degna se non fosse di buon livello e gradevole soprattutto alla lettura. Alle volte questo tragitto verso il passato nel presente poetico acquista improvvisi lampi: i sentimenti si trovano a correre su una luce di vento, bloccandosi in un profumo, brillando nel significato, una patina lucida di quelle che si danno a certe candele colorate. Nelle composizioni migliori questo processo avviene con naturalezza, e sebbene, come dice Alda Merini nella prefazione, nella perfezione manchi un tocco di lirismo, lo scritto è impeccabile.
Se dovessimo fare opinione e scendere nel personale potremmo volere un verso più veloce o ancora più frantumato, ma la linea che trova il poeta è quella necessaria a spiegare la poesia che in se stesso si cela e magicamente nasce. I lettori aprono così diverse porte di quel cielo poetico guidati dalla significazione attenta dell’autore, simile a un buon Virgilio, canuto e pacato. Alcune cadute ci sono non tanto nella mancanza di lirismo, quanto nella ricerca sperimentale di un lirismo o di un verso troppo complesso che non è propria del Gatti: quando i concetti vengono espressi con semplicità, senza esasperare una ricerca tecnica, la comunicazione migliora, si avvicina al lettore e lo guida al finale. C’è una stoccata vincente in questa quotidianità del ricordo che non si piega allo sperimentalismo o per forza ad un lirismo alla Montale - quel tipo di fare poesia è unico del grande Vate – perché nella realtà creata dal poeta sta già la grandezza, ed è bene assecondare le proprie istanze, vere, ché è l’unica possibilità di stupire il pubblico.
Infatti, percorrendo la raccolta, ci si emoziona, ché è la faccenda poetica che dovrebbe interessarci, e spesso si ritrova l’ironia parlando con dei che esistono o con una signora che fa una spesa di parole nel supermercato della memoria. Questo già convince nella linea in cui viene sentito il verso. Certe cose come la televisione o le bianche ortensie sono più interessanti di un rattenuto gemito, poiché già la dimensione della scrittura che usa l’autore è poetica: questa è una grande fortuna o un grande merito, dibattono le fazioni in lotta della poesia, ma, fugando i dubbi di chi continua a parlare sterilmente di versi, è meglio pensare che la poesia accade e basta. Già è eterna quella pioggia che cade. C’è una cosa che mi incuriosisce di questa scrittura, per ciò che mi ha colpito e che già avviene in certi slanci del poeta… E se un giorno il Gatti invece di parlare del passato con questo dono del presente, in questa dimensione quotidiana, ci svelasse il futuro? Mi piacerebbe sapere della pioggia: sarà verde o gialla?
Christian Sinicco (dettagli)
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