Patrizio Rispo (PR): No, non ho risposto subito, nel senso che non c’era da rispondere subito ad un “prodotto finito”: non si è avuto il classico iter per cui lui (il regista, ndr) è venuto da me e mi ha offerto una storia, dopodiché io l’ho letta, l’ho interpretata, ho avuto voglia di sceglierla, di capirla… No, è stato un fatto progressivo, un work in progress. Lui è venuto con una richiesta ch’era tutt’altra cosa: Pino aveva già girato delle scene nell’arco di due anni e queste costituivano una sorta di documentario – come diceva lui prima, nell’intervista che ho sentito – in cui voleva raccontare questo tipo di realtà e queste morali che ancora esistono, sebbene sembrino di cent’anni fa, e che sono tuttora attuali. TC: Maremetraggio è una rassegna cinematografica che va a premiare i migliori corti, so che anche lei a prodotto un corto, Fujtevenne!… PR: È vero!
TC: Anche in questo corto troviamo preponderante il fattore della “meridionalità” e la presenza della cultura mediterranea: la vicenda concerne degli attori del nord in lotta contro gli attori del sud. PR: Ci sono delle capacità insite proprio nel DNA, nel territorio come, per fare un esempio, la riconosciuta bravura dei tedeschi a produrre macchine, infatti io compro solo macchine tedesche… Gli inglesi sono dei grandi conquistatori, dei grandi curiosi, dei grandi pionieri: hanno scoperto e raccordato il mondo, l’Oriente con l’Occidente, le Indie... Ognuno c’ha delle capacità proprie, quasi “genetiche”: il nord possiede questa capacità organizzativa, ottimizzatrice, mentre il Mediterraneo offre questa sensualità, questa gioia di vivere, questa corda che è l’arte. TC: È impossibile prescindere da Un posto al sole, perché è un telefilm di successo che va in onda sulla Rai ormai già da più di sette anni e che è arrivato a… PR: Oltre millesettecento puntate. TC: Esatto, siamo a più di millesettecento puntate. Cosa significa per lei questo telefilm, visto che vi ha preso parte fin dalla prima edizione? Non si è un po’ stufato della quotidianità di questo personaggio? PR: Questo è il più grande equivoco che si può creare con un tipo di lavoro così, vale a dire un prodotto che presuppone la lunga serialità.
Tu ti renderai conto che fare Un posto al sole significa recitare trecento giorni all’anno storie di una vita parallela, per cui non è come fare una commedia o un film, in cui vado a raccontare un episodio isolato. Come nella vita, a seconda degli interlocutori che cambiano io ho la possibilità, in quanto attore, di fare trenta film in un anno: quale attore li fa se non Tom… Ma no, manco Tom Cruise li fa! (Sorride, ndr). TC: Lei infatti ha recitato in Antonio e Cleopatra, Filomena Maturano e in tantissimi altri lavori per il teatro; ma ha anche fatto La piovra 7, Ricomincio da Tre: cos’è che sente più vicino alle sue corde, il teatro che è la vita, il piccolo schermo o il grande schermo che comunque è un palcoscenico universale? PR: Complimenti, perché sei preparatissima, almeno per quanto riguarda il mio curriculum! Guarda, io sono attore – come dicevo prima – proprio “geneticamente”. Infatti mia madre era terrorizzata quando io ero piccolo perché ero una sorta di zelig: io frequentavo ragazzi che si buttavano col paracadute e in seguito ho fatto il paracadutista, giocavo a palla, pallanuoto, cavallo, pittura, gioielli, insomma, facevo di tutto ma non perché fossi debole di personalità (come temeva mia madre), bensì perché ero assetato di vita, cioè appena vedevo un’ottica, un’angolazione diversa, un morale diverso in chi mi stava vicino, ero affascinato a svilupparne le emozioni… In nuce era veramente la caratteristica dell’attore, cioè possedevo questa capacità di sentire gli altri e di vivere quanto più possibile nella loro vita; e proprio per questo tipo di caratteristiche che amo il cinema. Perché io non sono quello che studia… Mi metti un costume addosso e io divento quello! Ma non perché ho fatto il metodo Strasberg: perché ho quel candore che si trova nei bambini, cioè ancora oggi, a cinquant’anni quasi – ne ho 47, benché ne dimostri di più – vado al cinema e mi capita che, se guardo il film con i cowboys, esco cavalcando. E con il mio amico Paolantoni (che la pensa come me) dopo il film di 007 ci rincorriamo e facciamo la lotta! TC: Quali sono i suoi progetti futuri?Anche nell’ambito cinematografico…
TC: Quali saranno i prossimi impegni col cinema? PR: Ah sì, il cinema lo aspetto, sto là, come una donna assetata d’amore! TC: E per quanto riguarda il teatro? PR: Per il teatro, invece, ho curato una trasposizione delle favole del Basile, non so se le conosci, mi riferisco a Lo cunto de li cunti che raccoglie in realtà gli archetipi di tutte le favole di tutto il mondo, cioè quelle di Grimm, Andersen, ma anche Pinocchio: vengono tutti quanti da lì, ed erano scritte in napoletano arcaico del ‘600; le abbiamo tradotte in italiano con Domenico Basile che è un erede di Giovan Battista Basile e abbiamo fatto anche un cd dove leggiamo queste favole ai bambini, quindi spero che il progetto vada in porto. Il nostro intento era farle arrivare ai bambini ciechi, il che mi sembra la destinazione naturale per un cd con le favole; e ora, visto anche il successo di questi incontri col pubblico, faremo la trasposizione teatrale e proprio io ripercorrerò la vita di quest’autore e quindi racconterò di Giovan Battista Basile, che era un personaggio caravaggiesco abbastanza affascinante: un mercenario, poi governatore, insomma, una persona interessante da raccontare. Patrizio Rispo (dettagli)
| ||||||||||||