Dopo mesi di corteggiamento, finalmente Darrin Verhagen appare su Fucine Mute. Il progetto Shinjuku Thief è l’incontro perfetto tra minimalismo classico e industrial/ambient, armonia e disarmonia. Un disco come "The Witch Hammer", che fa parte di una trilogia ispirata al Malleus Maleficarum, è una piccola gemma da custodire gelosamente, al pari di altri come "Medea" o "Sacred Fury". Quest'ultimo album ricrea un campo di battaglia mediante l'uso dei campionamenti, commentando la tragedia della guerra attraverso il suono degli archi e di altri strumenti, come il flauto della struggente traccia iniziale. FG: In quanto rivista che ha a che vedere anche col postmoderno, è interessante per noi sapere come un musicista entri in contatto con la "cultura del campionamento" e perché decida di esprimersi attraverso la musica elettronica. DV: Penso che abbia meno a che vedere con una conscia decisione filosofica e più con la disponibilità dei mezzi. FG: Il nome "Shinjuku Thief" è stato preso dal titolo di un film giapponese: questo film era un misto di differenti generi narrativi. Possiamo dire che tenti di fare lo stesso con la musica?
FG: Quando utilizzi un campione ti senti come un ladro oppure innocente perché stai facendo qualcosa di nuovo? DV: Beh, paragonati ai primissimi CD, i miei lavori più recenti hanno avuto a che fare sempre meno coi campionamenti. Nel momento in cui le mie libraries orchestrali aumentavano, c'era sempre meno bisogno di saccheggiare la mia collezione di musica classica per avere qualcosa su cui lavorare. In ogni caso penso che l'analogia col ladro sia qualcosa di sbagliato. Se fotocopio una serie di quadri e fotografie e le uso in un collage, non ho realmente "rubato" nulla. Gli originali sono ancora intatti dove si trovano. L'idea di campionamento come furto è stata propagandata solo da una cultura litigiosa e addomesticata. L'idea di vera originalità per molte culture popolari era un anatema che ha nutrito la loro storia per secoli. FG: Non ne sono certo, ma suppongo che "The Witch Hammer" sia il tuo disco più conosciuto. hai detto che "l'impeto iniziale per scrivere 'The Witch Hammer' venne da un interesse musicale nell'impiegare un approccio hip hop alla costruzione, sebbene usando una tavolozza 'classica'"- Penso sia una definizione molto importante. Puoi chiarirla ai nostri lettori? DV: Certamente. Ero interessato alla sfida di usare campionatori, che erano maggiormente associati alle idee di citazione, frammentazione all'interno di un contesto contemporaneo, per cucirli insieme in un unico mondo "classico". L'impeto era comunque duplice: a un livello ero entusiasta della sfida tecnica ed ero motivato sul quello narrativo dalla ricchezza del "Malleus Malleficarum" come testo di partenza. DV: C’è un bellissimo videoclip, girato da i+t=r per uno dei brani di Medea, che fornisce un’ottima visione dell’estetica di quel mondo: vedendo quel clip si ha un’idea molto più completa e la si ottiene molto più velocemente di quanto potrei fare a parole. Durante le prime fasi della produzione, c’era l’idea di fare un lavoro estremamente sperimentale, motivo per cui ho deciso di basarlo su delle fondamenta tradizionali, armonie occidentali e contrappunto, strumentazioni orchestrali e cori. Con queste premesse, ho potuto permettermi di spingere i timbri del mio lavoro molto più di quanto avrei potuto fare senza. Il risultato finale si è rivelato meno estremo e più vicino a un lavoro teatrale tradizionale, ma direi che funziona bene. FG: Il tuo penultimo album "Sacred Fury" è pubblicato dalla Fin de Siècle Media. Come hai iniziato a collaborare con Magnus Sundström? Ho anche l'EP "AZ50HD", dove tu remixi des Esseintes (side project di Sundström) e Magnus remixa E.P.A. (uno dei tuoi tanti progetti): cosa pensi del suo lavoro come The Protagonist e come des Esseintes?
FG: "The Witch Hammer" e "Sacred Fury" sono colonne sonore dell'irrazionalità umana. Cose come superstizione e guerra (forse è meglio dire "la battaglia") sono strumenti perfetti utilizzati dai governanti di ogni tempo per mantenere tutto com'è. Ti interessa anche rappresentare questo aspetto politico? DV: Sono di certo molto interessato alla politica, ma tendo ad usarla come un qualcosa di ottuso più che didattico. Mi piace molto l'idea aristotelica di purificare l'anima attraverso la bellezza e il terrore. È interessante chiedersi se questo sia affinare un prospettiva politica (attraverso il registrare la brutalizzazione dell'innocenza da parte del potere) o sia semplicemente attivare un circuito neurologico mediante un'antifona (qualcosa di seducente che ti coinvolge, qualcosa di cattivo che "tasta il tuo polso").
Depeche Mode – Violator (la quintessenza del pop elettronico) John Oswald – Plunderphonics Klaus Schulze – Mirage (elettronica europea classica) Jean Michel Jarre – Oxygene (vedi sopra) Brian Eno – Thursday afternoon (l’uso dello studio come strumento) Ryoji Ikeda - +/- Bernhard Gunter – Un peu de neige salie Autechre – Tri repetae Bernard Parmegiani – De natura sonorum Michel Chion – Requiem Giles Gobeil – Les Mechaniques Du Ruptures (strutture elettroacustiche con una gamma sonora industrial) FM Einheit – Steinzeit (sampling orchestrale) Line Tjornhoj-Thomsen – Triff (elaborazione elettronica della voce) Shinjuku Thief (dettagli)
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