Claudio Bedocchi (CB): Nella nostra provincia esiste un patrimonio importante e qualificato di individualità che intervengono nei più diversi settori dell'arte e della cultura. Si tratta di riunire questo importante patrimonio artistico, di far uscire gli artisti dall’isolamento, dall’individualismo in cui quasi sempre sono costretti da una politica culturale che in poche occasioni tiene conto delle loro istanze e delle loro richieste o necessità. A Reggio il dibattito artistico, culturale, letterario, poetico, è estremamente carente, se non del tutto assente. Anche nella nostra città, come un po' in tutta Italia, si fa sempre più forte la tendenza ad intendere la cultura solo come consumo di spettacoli, i più diversi; la dialettica e lo scontro tra le idee in campo artistico e culturale si sono affievoliti sempre di più: una cultura sempre più controllata dai mass-media, sempre più nelle mani di pochi, e non cultura come produzione artistica, letteraria, formativa, critica (esperienze che potrebbero essere interessanti da coltivare come il laboratorio di scritture creative Bao’bab, o l’Officina delle Arti, ma hanno poca capacità d’azione). È necessaria invece, a nostro parere, una politica culturale che possa sviluppare l’autonomia personale. Se si vuole creare una coscienza critica e dare strumenti culturali alla gente, occorre spingere la produzione culturale a livelli più larghi possibili, sollecitare la creazione di cultura, stimolare il dibattito e non spegnere tutto in una falsa e ipocrita pace culturale che favorisce la non cultura della televisione e dei grandi mass-media indirizzata all’”istupidimento” della popolazione e a renderla senza idee, senza possibilità creativa, innocua e passiva, disarmata soprattutto dal punto di vista critico, senza più quel minimo di cultura che possa restituire la dignità di esseri pensanti, critici, decisionali. CS: Una cronistoria di "Dea Cagna": quali sono le collaborazioni che nel corso degli anni hanno lasciato il segno nella vostra personale esperienza di uomini, intellettuali e poeti?
CS: Nuovi autori, come Leonardo Salati e Stefano Tosi, si sono segnalati alla vostra attenzione quando avete organizzato slam. Nella tappa che avete organizzato del "Circuito Reading", oltre poeti quali Carlos Nejar, Lance Hanson, Ferruccio Brugnaro, avete dato modo a giovani interessanti di farsi conoscere. Che idea vi siete fatti della produzione, dell'impegno e delle modalità di queste persone che "fanno"? CB: Aprire alla poesia è cosa delicata ma essenziale. La poesia è sicuramente Arte. Antichissima conoscenza collettiva del raccontare la vita, la poesia legava strettamente le azioni e gli eventi singoli e collettivi all’esperienza sensoriale e li rendeva rappresentabili per immagini. Esempi sublimi quelli dell’Iliade. Aprire alla poesia oggi, o meglio, aprire una parte di poesia - la chiameremo per semplificare poesia giovane - significa ridarle nuovi significati, cosa questa delicata e interessante. Bisogna ricominciare con semplicità e realismo a piccoli passi positivi e determinanti, senza qualunquismo. L’impressione è che ci siano molti giovani che cercano nella scrittura uno spazio per parlare, comunicare, e questo è già molto importante in una società che tende a chiudersi nell’individualismo. Portare fuori le emozioni, farle incontrare è già per noi un successo notevole. Qualcuno su questa strada cresce ed ha bisogno di stimoli, di spazi dove espandere le proprie capacità. I temi trattati sono spesso intimisti, proiettati su se stessi, come certe correnti nazionali promuovono; noi puntiamo ancora a promuovere anche la poesia che ha radici nelle disfunzioni quotidiane della società, non per niente abbiamo promosso la poesia operaia di Brugnaro e Notarnicola o di autori stranieri come William Eastlake, Josè Agustin Goytisolo e Nicolas Guillen. CS: Quali i programmi e le iniziative di quest'anno? Previsioni a lungo termine: quali le vostre utopie organizzative, e quelle di uomini, poeti e intellettuali, che vivono in un paese come l'Italia? CB: Attualmente siamo impegnati nell’organizzazione di una rassegna d’incontri poetici in una galleria d’arte di Reggio Emilia dove trovano spazio autori reggiani e nazionali con la possibilità di confrontare scritture e modi di porsi al pubblico, inoltre ci sono presentazioni di letture a tema da parte di alcuni gruppi di autori con accompagnamenti musicali. Interessante è sicuramente l’atmosfera che si crea con la presenza di poeti, pittori e scultori dove le sinergie fra le arti confluiscono in un unico spazio d’intervento artistico. Inoltre sono nati tre piccoli spettacoli che vedono strettamente intrecciati pittura, poesia e musica che speriamo di esportare al più presto anche in altre città. Ogni incontro assicura non solo lo spazio performativo per l’artista, ma anche un momento di dialogo col pubblico. Continueremo inoltre con i nostri appuntamenti di “cene poetiche” dove si possono mangiare i manicaretti da noi preparati e si dà spazio a tutti coloro che vogliono portare un testo di poesia o breve racconto. Si è iniziata una collaborazione con un mensile di stampa alternativa locale legato a MAG6 di Reggio Emilia e con la fanzina del laboratorio di scrittura Bao’bab curato da Giuseppe Caliceti.
Altri interessanti programmi sono in quella fase di studio che noi chiamiamo “Rosso Stalin Lavora” – dal vino prodotto dalla nostra associazione - e si manifestano con la collaborazione di vari artisti della nostra città; interessante è senz’altro una conferenza sull’arte, e il confronto tra artisti e galleristi che possa diventare una direzione concreta al fine della divulgazione, inserendo pittori o fotografi magari in una speciale versione di galleria in “movimento”, rappresentando così l’originale senso del “fare” inteso come officina... Claudio Bedocchi (dettagli)
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