 | Roberto Dedenaro
Probabilmente qualcosa di cui non sappiamo Alcuni cenni alla poesia contemporanea dei paesi baltici
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Prima di tentare una qualsiasi riflessione, anche se così limitata e carente, sulla odierna produzione di poesia dei paesi baltici, credo sia necessario spendere qualche parola di carattere generale.

Lituania, Lettonia ed Estonia, hanno attirato maggiori attenzioni a partire dal loro ingresso in Europa, nel 2004, ma hanno alle spalle una lunga vicenda storica, contrassegnata anche da una produzione letteraria di varia ampiezza e importanza, che, come spesso accade ai paesi che hanno conosciuto a lungo l'occupazione da parte di un altro stato o che comunque hanno a lungo convissuto con un vicino piuttosto ingombrante quale è stato, per tanti motivi, la Russia, è stataparte della difesa e del riconoscimento della propria identità.
La necessità di difendere la propria identità ha indotto, dunque, un consumo di testi letterari e di poesia in particolare, superiore alla media e perciò non ci si deve sorprendere se ci si lamenta oggi, raggiunta l'indipendenza, per una certa flessione del numero di lettori e di libri acquistati, soprattutto di poesia, che si spinge quasi al rimpianto dei bei tempi andati. Anche la protettiva tutela delle Associazioni degli scrittori che oggi tendono a perdere la loro funzione pone dei problemi non semplici.
Ci sono delle situazioni particolari, che andrebbero attentamente esaminate: sebbene Estonia e Lettonia, ad esempio, abbiano conosciuto la fioritura di una letteratura, o meglio di una tradizione scritta, solamente 150 anni fa come conseguenza del risveglio nazionalistico legato alla stagione del romanticismo europeo, ciò non toglie che le radici di questa stagione letteraria affondino in un lunga stagione orale e pertanto alcuni dei principali poeti estoni, come Kaplinski, siano periodicamente candidati credibili al premio Nobel, mentre una tradizione scritta più consolidata e antica appartiene alla cultura lituana nella quale va distinta una produzione letteraria in esilio. In questo panorama composito e ricco di peculiarità, che andrebbe maggiormente approfondito, è certo che la data del 2004 rappresenta una svolta epocale.
Nella generazione di mezzo ritengo vada messo in evidenza il lavoro del lituano Eugenijus Alisanka, matematico di formazione e responsabile di una nuova rivista che si propone, in lingua inglese, di far conoscere la produzione letteraria del paese al di fuori dei suoi confini. Eugenijus, nato nel 1960 in Siberia da genitori costretti a lasciare la propria patria durante il regime staliniano, condensa nella propria scrittura, ma anche, in fondo nella propria biografia, i cambiamenti che hanno coinvolto il suo paese; il suo ultimo libro Is traukinio istorijos (Dalla storia del treno) è una sorta di diario di un viaggio attraverso l'Europa, in cui il dato esistenziale, Alisanka è un viaggiatore incerto e curioso al tempo stesso, è anche una misura della nuova sconosciuta fino ad ora libertà e quindi al contempo una maniera di saggiare la propria soggettività. All'interno di uno stile che tende al prosastico il versificare di Alisanka rassomiglia ad una sorta di flusso di coscienza. Così Lisbona o Bruxelles sembrano meno rassicuranti e più enigmatiche, delle assai più famigliari Riga o S. Pietroburgo. Questo viaggiatore un po' titubante può essere la metafora del complesso futuro di questi paesi, che vivono fra voglia di Europa e paura di scomparire fagocitati da vicino più grandi, anche se forse proprio da questi paesi e dal rispetto e dalla valorizzazione di tradizioni culturali “minori” ma così pronte allo scambio, possiamo capire di più cosa sia l'Europa che dovremmo sforzarci di costruire.
Tra le più giovani generazioni, Erika Berzina, nata nel 1977 a Riga, laureata in filologia, lavora presso un editore e si interessa di media: nell'autunno del 2005 è uscito il suo primo libro di poesie, Silverfox, che merita senz'altro una menzione. La sua poesia sembra aver del tutto tagliato con la tradizione sia nelle tematiche sia nella forma, puntando piuttosto a riferire di un io turbato dalla modernità.
Non sarà la prima volta che si riprovera ad una certa modernità, ad una certa aggressività femminile contemporanea di essere disumana e certamente la poesia dela Berzina si riannoda a questo filone, cogliendo aspetti che sono poco caratterizzati localmente, che potrebbero essere stati scritti da qualsiasi giovane europea, impressione che si conferma, ad esempio, anche in una lirica dove l'io narrante è quello del proprio, o altrui, telefono mobile.
In questo difficile varco tra l' essere aperti e al tempo stesso affermare una propria anche coraggiosa identità sta, a mio avviso il mutamento della poesia dei paesi Baltici, la loro realtà è forse una cartina di tornasole dell'Europa che ci aspettiamo e proprio per questo il discorso, qui solo accennato, andrebbe allargato e ripreso, ma intanto questi brevi cenni ad una situazione letteraria vivace e in continua evoluzione possano fungere almeno da stimolo ad approfondire.
Eugenijus Alisanka
dalla storia del treno
durante i miei viaggi raccolgo carte geografiche ma quando torno a casa non so più che farmene dopo che hai bruciato tutte le tue mappe la leggenda rimane
Robert Morawski
svegliandomi alla mattina questo è quello che ho trovato una confezione di sapone dell'hotel e il dente rotto di un pettine e un verso fuggito da una poesia di tomasz probabilmente qualcosa di cui non sappiamo è accaduta probabilmente è accaduto ma chi potrebbe dirlo ora
16 modi per uccidere la poesia 1. incatenala ad uno scoglio della costa egea e aspetta il drago della critica anche se il drago la chiede in sposa lei si trasforma e genera piccoli draghi con semplici allusioni solo da moglie del drago viene seppellita accanto a lui sullo stesso io
2. mandala in esilio in siberia come a pankrusicha le sue estremità non sopportano il freddo diverranno blu per il lavoro gli aggettivi irrigidiranno un nome ridotto a urlo esalerà l'ultimo respiro o imparerà a vivere da orfano versi brevi senza rima e ruvidi non più se stessa senza casa né amici al ritorno
3. attirala nel palazzo del re filosofo acculturala e vestile con il più recente stile di logica proibiscile l'accademia degli seriosi pederasti falla sedere ai piedi del tavolo con i servi falla andare da un roseto all'altro se il palazzo è quello dell'imperatore ottomano falla dormire con le altre concubine con retorica onomatopeia metafora l'imperatore ama l'erotismo raffinato nei lunghi secoli dell'impero si sono fissate profonde tradizioni l'imperatore muore e le concubine sono rimangono per il prossimo anche vecchio e con i denti cariati
4. crucifiggila sull'agone semiotico
5. rinchiudila nella torre del pensiero puro infestata da topi e gatti dapprima s'intratterrà con il dio della poesia poi con gli angeli e i demoni con spiriti bianchi e neri alla fine ucciderà tutte le creature grigie
6. conservala per l'anima di tutte le cose anche se sarà perduta fra le sue immagini multiple o il suo cuore brucerà dalla grandeur inzaccherando gli occhiali dei professori con del sangue blu
7. viziala con wodka birra e vino alternativamente di sera sarà un conversatrice eccezionale al mattino vagherà nei campi con la testa a pezzi più avanti durante la giornata nessuno se la perderà
8. versala in una botte di vino e tienila mentre guerre e occupazioni e annate di carestia si succedono non travasarla inacidirà divenendo aceto
9. scrivila fra due scopate anche se fossero notti o mesi diversi
10. accarezzale la testa come a un cagnolino e falla tubare così carina anche la tua merda ha un posto nella storia della letteratura
11. lasciala sola con la luna e le stelle o con un lago e le canne e bianche vele non avrai bisogno nè della ghigliottina né di una spada a la ma doppia la brezza da sud sarà abbastanza
12. lasciala da sola con se stessa ripulirà succhiando ogni piccolo osso ogni personaggio disferà di nuovo e ancora dubiterà la realtà del mondo lo sproporzionato rapporto fra la poesia e la vita morirà in breve
13. scrivila su cuscini fradici di pianto
14. spingila sotto il treno dell'eternità
15. spogliala così potrai vedere le vene tese dal dolore i nervi frementi il cuore gonfio di sentimento il lavorio del suo cervello
16. amala
Erika Berzina Sono così giovane non ho rughe sul viso non temo la cellulite il mio ventre è liscio i miei fianchi stretti come quelli di un bambino i miei capelli risplendono per la Pro vitamina le mie labbra sono umide masticatrici prodigiose i mie seni sodi come palle da golf le mie gambe senza peli bevo succo di frutta la mattina e vino la sera Mastico con cura ogni boccone prima di buttarlo giù non ho lenti a contatto i miei occhi sono blu vivo ma, sai non ho cuore.
metti l'orecchio più vicino/ alla mia conchiglia metallica/ melodie polifoniche canterò per te/ e sorriderò da un schermo a cristalli liquidi/ mi girerò di 270 gradi/ entrambe le direzioni/ e sarò una lieve bellezza portatile/ waterproof/ ti starò addosso/ e vibrerò / e m'illuminerò anche/ basta che paghi/ e rimani in linea/ sempre sempre/sempre.
Non faccio la brava / faccio la non-brava/puzzo il mio alito fetido / sono un'albicocca / marcia sono sorda da un orecchio/ quale? I miei pensieri sono pipistrelli rifiuto con forza la moderna comunicazione e devi sapere mi dipingo le unghie proprio ora guarda unghie rosa / latteo pallido rosa cosa altro Avrò un nuovo strato / di lucente lacca per unghie dorata e poi comincerò a mangiarmi le unghie tutta notte un dito dopo l'altro dicono sia un sedativo dicono dipenda dai nervi che ridono
travestiti danzano in trance seni siliconici si schiacciano attraverso magliette di carta bocche si fondono in baci sono una troia la mia mano aggira il tuo fianco le sigarette si accedono e la storia si ripete non ti voglio vedere non posso perché c'è un fottuto buio scambiamo qualche battuta e via travestiti ballano e nelle loro mani fioriscono fiori di neon blu Roberto Dedenaro (dettagli)
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