Riccardo Visintin

Ennio Morricone, un film una musica

Metti, una domenica mattina con Ennio Morricone. Lo stereo sintonizzato su un volume tiepido (né troppo caldo, né troppo freddo), e le note "reminiscenti" di C'era una volta il west a far ripercorrere nell'inconscio (non collettivo come si è usi dire, ma "singolo", soggettivo) un itinerario fatto non solo di praterie, di sassi, di sole e rosse terre, ma anche di personali emozioni legate allo scintillio di una partitura, ad un canto melodioso di donna, a un frammento di sequenza.
Colonna sonora: né più né meno di una riga nei credits dei film, per i più distratti; una letterale "colonna portante" per chi dalla musica è assoggettato a scuotersi; in questa chiave, Ennio Morricone è un grande, probabilmente il più grande di tutti: e non lo desumiamo solo dagli esempi cinematografici cosiddetti "alti" (Pontecorvo, Petri, Montaldo, Leone appunto), ma dalla magia arcana che lo porta a nobilitare con generosità anche le pellicole minori (e in quarant'anni di carriera ne ha firmate a grappoli).
Esempio probante: un modesto Sergio Sollima del 1971, Città violenta con Charles Bronson nel ruolo di killer prezzolato, film arditamente girato tutto in flashback, conosce il suo unico quarto d'ora di nobiltà nella scena dell'omicidio di un corridore automobilistico: anche il viso messicano totalmente inespressivo di Bronson passa in second'ordine quando le scene sulla pista vengono sottolineate da una musica così bella, partecipe, "avvicinante" lo spettatore all'azione psicologica sullo schermo.
Perfino un titolo davvero misconosciuto (Chi l'ha vista morire?, Aldo Lado del 1976 che imita - tardivamente- il Dario Argento dei primi thrilling claustrofobici) , praticamente solo una macabra cartolina "terror-turistica" da Venezia, dove agisce uno psicopatico travestito da vecchina, riprende lievemente tono quando la musica morriconiana è di scena.


Ma, naturalmente, le (scarne) interviste e biografie pongono l'accento soprattutto sul Morricone "colto", quello delle collaborazioni eccellenti, quello che fece dire a Sergio Leone "Oramai non riesco neppure più a immaginare un mio film senza le musiche di Ennio...", e a narrare (nelle note interne di un doppio album antologico a Morricone dedicato) lo strano rapporto tra l'inventore del western italiano e il taciturno musicista romano. Un rapporto fatto di grandi silenzi e grandi litigate, attimi di tensione e scatti d'ira: pedaggio indispensabile alla nascita di capolavori riconosciuti quali C'era una volta in America, Per un pugno di dollari, Giù la testa: avete mai riflettuto su quanto "decapitate" sarebbero state suddette pellicole senza l'apporto di Morricone?
La storia inizia (risparmiando al suo protagonista trasferte e ricerche) direttamente a Roma, dove il giovane Morricone si diploma all'Accademia di Santa Cecilia, sotto la guida di Goffredo Petrassi.
La prima collaborazione cinematografica è del 1961, con Luciano Salce per le musiche del Federale, satira al vetriolo sulla gerarchia fascista interpretata da Ugo Tognazzi; un film-testimonianza di una generazione, quella del "boom" economico degli anni Sessanta; probabilmente è con questa pellicola che nasce il Morricone "autore", capace di calarsi con sensibilità nei sfaccettati mondi cinematografici di autori diversissimi tra di loro: per anni una commedia all'italiana non sarà credibile senza il suo "touch of class".

Quello con Leone è un sodalizio felice, interrotto solo dalla prematura scomparsa del regista; poco prima della forzata divisione suggelleranno magnificamente il loro rapporto con quella straziante e straordinaria epopea "storico-psicologica" che risponde al nome di C'era una volta in America (1984); un sodalizio felice dicevamo, ma non unico: su un versante antitetico, Morricone stringerà con Elio Petri una sorta di patto di sangue. La stagione cinematografica in cui opera Petri è quella contrassegnata da una forte presa di coscienza sociale, storica e civile; il senso critico della sua arte appariva già in nuce negli anni Sessanta, dentro a film sottovalutati come Il Maestro di Vigevano con Sordi o Giorni contati con Salvo Randone, ma è fuor di dubbio che solo con l'amaro A ciascuno il suo inizia una seria parabola "militante" di denuncia e polemica.
A ciascuno il suo, tratto dall’opera omonima di Leonardo Sciascia, battezza il rapporto di Petri con l'attore Gian Maria Volonté e lo sceneggiatore Ugo Pirro, e sancisce la verità, l'autenticità dell'intesa tra il regista e Morricone. Si tratta di una storia di mafia, e se abilmente vengono evitate le musichette "alla siciliana" (che compariranno, con ben altro registro sarcastico nel successivo Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto), ci si orienta verso una partitura malinconico-intimista per quartetto d'archi che da un lato attesta il complotto perpetrato ai danni del vulnerabile professor Laurana, e dall'altro la demistificazione di una terra martoriata eppure visivamente bellissima. Di altro sapore (inquietante e kafkiano) il lavoro musicale per un "horror sociale" quale Un tranquillo posto di campagna (1968), film non del tutto a fuoco, strana parabola che cerca di coniugare la storia di fantasmi alla critica della società consumistica. L'intreccio si dipana in una vecchia villa veneta (protagonisti gli allora coniugi Franco Nero e Vanessa Redgrave), e la partitura di Morricone segue passo passo il trascendere tragico della vicenda.
Il già citato Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto consente a Morricone di dilatare il suo talento d'impostazione "classica" a una più ramificata e aneddotica "armonia psicologica": il tema principale (divenuto celeberrimo) sottolinea il carattere di marcata corruzione morale dei personaggi del film. Nel 1972 è l'ossessivo ricorso ai suoni industriali (catene di montaggio, rumori assordanti, trapani impazziti) a contrassegnare La classe operaia va in paradiso, dove a un mirabile Volontè operaio a cottimo dà di volta il cervello dopo che la pressa gli ha tranciato un dito; un film tuttora da shock, dove il quartetto Petri, Volontè, Pirro, Morricone raggiunge un livello di fusione superlativo.

Il mondo del cinema è fatto di incontri spesso casuali, fortuiti, che magari poi fruttificano; assistenti e co-sceneggiatori sul set di C'era una volta il west erano due giovani molto curiosi e attivi, sempre lì a far domande: Bernardo Bertolucci e Dario Argento. Il primo aveva debuttato dietro la macchina da presa nel 1964 con La commare secca (su soggetto di Pierpaolo Pasolini), il secondo lo farà nel 1969 con L'uccello dalle piume di cristallo, capostipite del thriller all'italiana (nonostante sul tema si segnalassero già alcuni esperimenti di Mario Bava), film in cui compare un'inedita Roma in vetrocemento, gelida e frenetica, assediata da un maniaco assassino in guanti, che si scoprirà essere una donna traumatizzata da uno stupro subìto nell'età scolare.
Argento contatta Morricone (conosciuto sul set de Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi,1969), e ne nasce una collaborazione salutata da felice vena ispirativa: per l'opera d'esordio di Argento, il musicista compone una sinistra nenia per voce femminile, recuperando poi l'uso di effetti suggestivi (mezze voci soffiate, accelerazioni, interventi al vibrafono e ai campanelli per creare un vischioso clima di sospetto, di morbosità). Curiosamente, tutta questa effettistica sonora verrà ripresa due anni più tardi in un film americano chiaramente ispirato a L'uccello dalle piume di cristallo, vale a dire Una squillo per l'ispettore Klute di Alan J. Pakula: se non si tratta di plagio, poco ci manca...

Ugualmente pregevoli le partiture per i due gialli seguenti di Argento, Il Gatto a nove code (1970) e Quattro mosche di velluto grigio (1971), ispirate a certe esperienze del jazz freddo. Semplicemente stupendo il tema portante del Gatto, una delicatissima cantilena sottolineante il rapporto stretto e affettuoso tra il cieco Arnò (Karl Malden) e la sua nipotina Lori (Cinzia De Carolis), due solitudini che si fanno compagnia tra loro. Esercizio di bravura (e di coesione tra Argento e Morricone) invece, il finale di Quattro mosche di velluto grigio, dove la pazza assassina Mimsy Farmer è vittima di un spaventoso incidente automobilistico e finisce con la sua vettura sotto le lamiere di un camion; scena-shock girata al rallentatore e sottolineata da una delle composizioni più ispirate di Ennio Morricone, "Come un madrigale".
In seguito il rapporto tra i due si incrinerà, e Argento rivolgerà le sue attenzioni prima al grande jazzista Giorgio Gaslini e poi ai Goblin, gruppo rock romano di perfetta abilità nel sottolineare gli incubi rossosangue di Profondo rosso e Suspiria attraverso barocche, violente suggestioni sonore. Ma recentemente il binomio Argento - Morricone si è ricreato per La sindrome di Stendhal, recuperando un'intesa che sarebbe stato un peccato sciupare; e comunque le partiture "tremebonde" per i thriller di Argento rimangono memorabili, ampiamente (inutilmente) scopiazzate da innumerevoli altri autori di colonne sonore "da brivido" del periodo, private però di quel sapore "elegante" che a Morricone sgorga spontaneo: il fascino d'una semplicità innata, potremmo dire...

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Riccardo Visintin (dettagli)

Ennio Morricone nato a Roma il 10 novembre del 1928. Figlio di Libera Ridolfi e di Mario Morricone, uno stimato professore di tromba. I primi approcci con la musica avvengono nel 1934 all’età di sei anni quando si iscrive al corso di tromba al conservatorio studiando con Umberto Semproni e Reginaldo Caffarelli. Ha fatto poi parte del complesso musicale di Costantino Ferri ed ha studiato Armonia con Roberto Caggiano (che è stato il primo a consigliarli lo studio della Composizione).
Tra il 1946 e il 1950 ha scritto alcuni lieder tra cui "IMITAZIONE" da G. Leopardi, "OBOE SOMMERSO" da S. Quasimodo e "VERRA’ LA MORTE" da C. Pavese. Tra gli altri suoi insegnanti: Carlo Giorgio Garofalo, Alfredo De Ninno, Antonio Ferdinandi e Goffredo Petrassi. Il primo lavoro come arrangiatore per la Radio è negli anni’50 quando viene chiamato da musicisti quali Kramer e Luttazzi per orchestrare in stile americano grossi organici. Dopo essersi diplomato al conservatorio in strumentazione per banda, Musica corale e direzione di coro, inizia a collaborare con le varie orchestre di musica leggera della RAI insieme a Armando Trovaioli e Carlo Savina. In seguito firma un contratto con la RCA diventando in breve tempo il massimo arrangiatore dei più grandi successi discografici tra il 1960 e il 1970.

Il grande pubblico lo scopre col Western all’italiana nel 1964 dopo aver musicato"PER UN PUGNO DI DOLLARI" ed è subito un enorme successo. Soprattutto durante gli anni ‘60 Morricone arriva a scrivere fino a dieci commenti in uno stesso anno, la prova di un talento e di una vena creativa inesauribile. Morricone ha scritto oltre 350 partiture per lo schermo e la Tv, un numero impressionante di composizioni da Camera. Ricordiamo oltre alle musiche per Leone, l’impegno col cinema di Pasolini in "UCCELLACCI E UCCELLINI" del 1965, "LE STREGHE" del 1967, "TEOREMA" del 1968 e le supervisioni per i film successivi fino a "SALO’" del 1975, con Pontecorvo per "LA BATTAGLIA DI ALGERI" nel 1966 e "QUEIMADA" nel 1969, con Bellocchio per "I PUGNI IN TASCA"nel 1965 e "LA CINA E’ VICINA" nel 1968, con Samperi per "GRAZIE ZIA" del 1968, "UCCIDETE IL VITELLO GRASSO E ARROSTITELO" del 1969, "CUORE DI MAMMA" dello stesso anno, con Petri "UN TRANQUILLO POSTO DI CAMPAGNA" del 1968, "INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO" del 1970, "LA CLASSE OPERAIA VA’ IN PARADISO" del 1971 e "LA PROPRIETA’ NON E’ PIU’ UN FURTO" del 1973, "TODO MODO" del 1976, con Bolognini "UN BELLISSIMO NOVEMBRE" del 1968, "METELLO" del 1971 fino a "LA VILLA DEL VENERDI’" del 1991, con Montaldo per "GLI INTOCCABILI" del 1969, "GOTT MIT UNS" del 1970, "GIORDANO BRUNO" del 1973, "L’AGNESE VA’ A MORIRE" del 1974 fino a "TEMPO DI UCCIDERE" del 1989, con Argento per "L’UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO" del 1969, "IL GATTO A NOVE CODE" del 1970 e "QUATTRO MOSCHE DI VELLUTO GRIGIO" del 1971, con Patroni Griffi per "METTI UNA SERA A CENA" del 1969 e ha musicato tutti i film di Tornatore (escluso il primo del 1986 "IL CAMORRISTA") fino a "L’UOMO DELLE STELLE" del 1995. E’ tornato a collaborare con Dario Argento ne "LA SINDROME DI STENDHAL".

Attivissimo anche all’estero ha scritto colonne sonore per i più importanti registi francesi quali Verneuil per il quale ha scritto la famosa partitura di "IL CLAN DEI SICILIANI". Ha lavorato con registi americani del calibro di De Palma, Joffè, Levinson, Friedkin, Boorman, Carpenter, Nichols. Le sua discografia è sconfinata ed in Italia le etichette che hanno pubblicato i suoi lavori sono: BMG RICORDI, CAM, GDM/EMI GENERAL MUSIC, LEGEND, POINT, CINEVOX, SONY ITALIANA. All’estero: KING, SLC, EMI FRANCE, RHINO, DRG, VARESE SARABANDE, INTRADA, EPIC.
Ennio Morricone, inoltre, non ha mai trascurato il settore musica leggera: sono rimaste storiche alcune sue orchestrazioni per classici di Mina, Ornella Vanoni, Gino Paoli. Attualmente sta valutando la possibilità di ricoprire un ruolo da docente presso l'Accademia di Santa Cecilia, a Roma.

Filmografia ragionata

"Il Federale" (1961) di Luciano Salce;

"I pugni in tasca" (1963) di Marco Bellocchio;

"Il successo" (1963) di Mauro Morassi e Dino Risi;

"La voglia matta" (1963) di Luciano Salce;

"Per un pugno di dollari" (1964) di Sergio Leone;

"Per qualche dollaro in più" (1965) di Sergio Leone;

"Sette pistole per i Mc Gregor" (1965) di Franco Giraldi;

"Una pistola per Ringo" (1965) di Duccio Tessari;

"Uccellacci e uccellini" (1966) di Pierpaolo Pasolini;

"La battaglia di Algeri" (1966) di Gillo Pontecorvo;

"La Cina è vicina" (1966) di Marco Bellocchio;

"Ad ogni costo" (1967) di Giuliano Montaldo;

"A ciascuno il suo" (1967) di Elio Petri;

"Un tranquillo posto di campagna" (1968) di Elio Petri;

"Metello" (1969) di Mauro Bolognini;

"Indagine su un cittad ino al di sopra di ogni sospetto" (1969) di Elio Petri;

"Senza sapere niente di lei" (1969) di Luigi Comencini;

"Una breve stagione" (1969) di Renato Castellani;

"Galileo"(1969) di Liliana Cavani;

"Uccidete il vitello grasso ed arrostitelo" (1969) di Salvatore Samperi;

"Il clan dei siciliani" (Le clan des siciliens,1969) di Henri Verneuil);

"Escalation" (1969) di Roberto Faenza;

"C'era una volta il west" (1969) di Sergio Leone;

"La califfa" (1969) di Alberto Bevilacqua;

"Cuore di mamma" (1969) di Salvatore Samperi;

"H2S" (1969) di Roberto Faenza;

"Metti, una sera a cena" (1969) di Giuseppe Patroni Griffi;

"L'uccello dalle piume di cristallo" (1969) di Dario Argento;

"La stagione dei sensi"(1969) di Massimo Franciosa;

"Il gatto a nove code" (1970) di Dario Argento;

"L'udienza" (1970) di Marco Ferreri;

"Il conformista" (1970) di Bernardo Bertolucci;

"Che c'entriamo noi con la rivoluzione?" (1970) di Sergio Corbucci;

"Vamos a matar companeros" (1970) di Sergio Corbucci;

"La tenda rossa" (1970) di Michail Kalatozov;

"Gott mitt uns - Dio è con noi" (1970) di Giuliano Montaldo;

"Queimada" (1970) di Gillo Pontecorvo;

"Città violenta" (1970) di Sergio Sollima;

"Sacco e Vanzetti" (1970) di Giuliano Montaldo;

"... Correva l'anno 1870" (1971) di Alfredo Giannetti;

"Quattro mosche di velluto grigio" (1971) di Dario Argento;

"Giù la testa" (1971) di Sergio Leone;

"Il maestro e Margherita" (1971) di Aleksandar Petrovic;

"Cosa avete fatto a Solange?" (1971) di Massimo Dallamano;

"La classe operaia va in paradiso" (1971) di Elio Petri; "Il diavolo nel cervello" (1971) di Sergio Sollima;

"Incontro" (1972) di Piero Schivazappa;

"Identikit" (1973) di Giuseppe Patroni Griffi;

"La cosa buffa" (1973) di Aldo Lado;

"La proprietà non è più un furto" (1974) di Elio Petri;

"Mio caro assassino" (1974) di Tonino Valerii;

"Girolimoni, il mostro di Roma" (1974) di Damiano Damiani;

"Per le antiche scale" (1974) di Mauro Bolognini;

"Allosanfan" (1974) di Paolo e Vittorio Taviani;

"Il sorriso del grande e tentatore" (1975) di Damiano Damiani;

"Chi l'ha vista morire?" (1976) di Aldo Lado;

"Il deserto dei tartari" (1976) di Valerio Zurlini;

"Forza Italia" (1976) di Roberto Faenza;

"Il prefetto di ferro" (1976) di Pasquale Squitieri;

"Todo modo" (1976) di Elio Petri;

"L'Agnese va a morire" (1976) di Giuliano Montaldo;

"Novecento" (1976) di Bernardo Bertolucci;

"Il gatto" (1977) di Luigi Comencini;

"Holocaust 2000" (1977) di Alberto De Martino;

"L'Esorcista 2 - l'eretico" (1977) di John Boorman;

"I giorni del cielo" (Days of heaven, 1978) di Terrence Malick;

"Buone notizie" (1979) di Elio Petri;

"Cristo si è fermato ad Eboli" (1979) di Francesco Rosi;

"Il ladrone"(1980) di Pasquale Festa Campanile;

"Viaggio con Anita" (1980) di Mario Monicelli;

"Stark system" (1980) di Armenia Balducci;

"Si salvi chi vuole" (1980) di Roberto Faenza;

"Il Vizietto 2" (1980) di Edouard Moinaro;

"Un sacco bello" (1980) di Carlo Verdone;

"Copkiller" (1981) di Roberto Faenza;

"Bianco, rosso e verdone" (1981) di Carlo Verdone;

"La storia vera della signora dalle camelie" (1981) di Mauro Bolognini;

"La cosa" (The thing,1982) di John Carpenter;

"La tragedia di un uomo ridicolo" (1982) di Bernardo Bertolucci;

"C'era una volta in America" (1984) di Sergio Leone;

"La venexiana" (1986) di Mauro Bolognini;

"Il giorno prima" (1986) di Giuliano Montaldo;

"Il camorrista" (1986) di Giuseppe Tornatore;

"Il segreto del Sahara" (1987) di Alberto Negrin;

"Frantic" (1988) di Roman Polansky;

"Gli intoccabili" (The untouchbles, 1989) di Brian De Palma;

"Nuovo cinema paradiso" (1990) di Giuseppe Tornatore;

"Bugsy" (1992) di Barry Levinson;

"Nel centro del mirino" (In the line of fire, 1993) di Wolfgang Petersen;

"Una pura formalità" (1993) di Giuseppe Tornatore;

"Twister" (1994) di Jan De Bont;

"Rivelazioni" (Disclosure, 1994) di Barry Levinson;

"Genesi" (1994) di Ermanno Olmi;

"Wolf" (1994) di Mike Nichols;

"Love affair" (1994) di Glenn Gordon Caron;

"La notte e il momento" (1994) di Anna Maria Tatò;

"Sostiene Pereira" (1995) di Roberto Faenza;

"Jona che visse nella balena" (1995) di Roberto Faenza;

"La sindrome di Stendhal" (1996) di Dario Argento;

"Il fantasma dell'opera" (1998) di Dario Argento;

"La leggenda del pianista sull'oceano" (1998) di Giuseppe Tornatore.

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