Sergio Vuskovic Rojo

Speranza e utopia concreta
intervista a cura di
Paolo Ghiotto Marin


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Paolo Ghiotto Marin (PGM): È la prima domenica di marzo, e abbiamo l’onore d’ospitare al caffè San Marco di Trieste Sergio Vuskovic Rojo. Sindaco di Valparaiso in Cile nel 1973 al momento del colpo di stato di Pinochet, si distacca quale amico di Pablo Neruda e del presidente Salvador Allende. Arrestato e torturato dal regime nella nave scuola "Esmeralda", fu poi esiliato in Italia. Durante gli undici anni d’esilio ha ricoperto il ruolo di docente di Storia della Filosofia presso l’Università di Bologna. Rientrato in patria ha continuato questa attività presso l’università di Valparaiso, dove vive tuttora. La prima domanda che rivolgo al professore, essendo lui un filosofo, è quella di spiegarci in che modo i principi socratici e platonici, sui quali ha fondato la sua carriera d’accademico e la personale traiettoria d’uomo civile, possano influenzare al giorno d’oggi la vita politica, come la vita quotidiana delle persone comuni.

Sergio Vuskovic Rojo (SVR): Penso che i dialoghi di Platone, specialmente quelli del "La Repubblica" e "Le Leggi", che sono rispettivamente, opera della maturità e dell’anzianità intellettuale, ma pure "Il Banchetto", meglio conosciuto come "Simposio" o "Convivio", tocchino livelli artistici, poetici, letterari e di profondità filosofica davvero magistrali, tanto da spingere Goethe a confidare a Eckermann: "Platone è il più potente degli uomini", nel senso intellettuale del termine, naturalmente.

In questi libri, Platone sviluppa con l’originalità delle proprie idee gli insegnamenti socratici di uguaglianza, di dovere e diritto tra uomini e donne… pensate! Soltanto in alcune parti del mondo del ventesimo secolo, questi principi hanno acquisito un connotato sociale. Nella bicentenaria storia cilena, ad esempio, è la prima volta che una donna è stata eletta presidentessa della repubblica. Questo è un primo punto; il successivo è relativo al tema dell’omosessualità. Nel "Simposio", Platone ne parla liberamente con uno dei partecipanti al banchetto, considerandola una questione naturale, quasi un’abitudine sociale. Pensate per quanti secoli omosessuali e lesbiche sono state perseguitate… nel medioevo li bruciavano! Ora nelle società più civili, questa idea di Platone, vecchia duemilacinquecento anni, riapre un cammino. Altra cosa molto importante è la qualità del lavoro… non sono state usate certo le stesse parole che uso io adesso, però… la maestra d’amore di Socrate gli insegnava, quando lui era giovane, che il lavoro, nella Grecia antichissima, era considerato inizialmente un lavoro poetico, e glielo ripete tre volte… "poiesis", "poiesis", "poiesis". Cioè creazione! "Pensa - gli dice questa donna di Nantinea che Platone chiama "Perteneros" - pensa Socrate!

Oggi chiamiamo poesia soltanto lo scritto in versi, mentre a quei tempi, "Poiesis" definiva la cosa utile e ben fatta; "Poiesis" - gli spiega - è una nave costruita bene e il suo autore è un poeta! Come poeta è il calzolaio, le belle scarpe sono creazione! E’ nell’insegnamento di Diotima a Socrate che mi appare chiaro il senso del lavoro libero… il senso del poetico nella creazione!

Vi ho parlato di uguaglianza tra uomini e donne, della comprensione delle diversità, e della dignità del lavoro come "poiesis", come creazione… In Cile abbiamo avuto un grande poeta! Tra i ben conosciuti premi Nobel Gabriela Mistral e Pablo Neruda c’è anche Vincente Huidobro che in un suo verso afferma… "Poeta, un piccolo Dio"... nel senso che il poeta è un creatore. Vincente Huidoubro visse e studiò per lunghi anni in Europa e non ho il minimo dubbio che alla radice di questo verso vi sia la conoscenza e la concezione delle idee platoniane… be’, ci troviamo a Trieste. Solo ora mi sono ricordato che James Joyce una volta scrisse… "Solo le idee di Platone fanno filosofia, tutto il resto è elucubrazione d’intellettuali e studenti". Vedete? Anche Joyce doveva conoscere Platone. Il viaggio incredibile che iniziò a scrivere qui a Trieste, questa nuova odissea intrapresa - per quello che ho letto in questi giorni - frequentando taverne, passeggiando nei giardini o sulle rive del mare, è nata qui. Qui è nato l’Ulisse. Ben oltre queste sue parole citate a memoria, esiste l’influenza di Platone, in quest’uomo che ha rinnovato lo stile del romanzo contemporaneo a livello mondiale grazie alla creazione dell’Ulisse e di Gente di Dublino, opere che hanno modernizzando perfino la lingua inglese. In questi giorni sto leggendo "Finnegans Wake" – e pure qui, come nell’Ulisse, esistono molti termini che derivano dal dialetto triestino, nemmeno un inglese può intenderli!

È una versione pubblicata in Spagna, con un "castellano" d’ottimo livello. Sono più di mille pagine. Anche qui si nota l’influenza di Platone su Joyce. Capisco che voi potreste pensare "ma questo cosa vuole?". Ho citato scrittori importanti, ma questo non significa che pure nelle persone comuni sia grande l’influenza di Platone. E’ successo in tutto l’occidente, e me ne sono accorto grazie a undici anni di studi e lavoro serviti per scrivere il mio "Breviario di Platone". Tutto il vocabolario occidentale che riguarda l’amore è d’origine platonica e si trova nel "Simposio" come in altri suoi dialoghi. Questo vi potrei dire… e in relazione all’appuntamento elettorale che vi attende prossimamente in Italia, anche in politica, oltre che in ambito culturale, Platone non può che essere presente. In greco antico, la repubblica non si chiamava così. Questo è un termine di conio latino, "res publica" significa "della cosa pubblica", ma il termine che adoperò Platone quando scrisse l’opera è "Politeia", e cioè "sulla Polis", compendio di ciò che tratta la politica a proposito del governo delle città, o significato del come governare bene la polis per il bene comune e non per quello di pochi! Ditemi voi se questo non è un compito attuale, per lo meno nel mondo occidentale, che è il più conosciuto sulla faccia della terra.

PGM: La seconda domanda che rivolgiamo al professor Vuskovic, in quanto amico di Allende e Neruda, figure importanti non soltanto della storia del Cile ma pure della storia e della cultura mondiale, è come queste due figure hanno incarnato il principo dell’utopia.

SVR: Io mi rendo conto che gli italiani conoscono molto bene le vicende del governo del presidente Allende e del Cile, poiché il primo è stato capace di produrre un grande entusiasmo in tutta l’Europa occidentale e in particolar modo in Italia. I cileni sono ben consapevoli di quanto fu grande la solidarietà italiana al momento del colpo di Stato, e non soltanto del popolo, ma pure del vostro governo d’allora che ruppe tutte le relazioni diplomatiche con Pinochet. Nei diciassette anni del suo regime, l’Italia non ha mai avuto un ambasciatore in Cile. Bene… ora cercherò di spiegarvi in che modo specifico Allende e Neruda siano vincolati da una sorta di parentela nel pensiero utopico.

Allende si candidò alla presidenza della repubblica per ben quattro volte avendo egli perso le elezioni nei primi tre tentativi. Considerate ventiquattro anni di campagna elettorale, durante i quali ha sempre promesso, in quanto medico, mezzo litro di latte al giorno per tutti i bimbi del Cile. Considerava fondamentali, la nazionalizzazione del rame, la distribuzione delle terre ai contadini, e la partecipazione popolare nella vita sociale. Durante i suoi tre anni di governo, la partecipazione dei lavoratori, delle donne, dei giovani e dei contadini è stata preponderante come mai era successo in Cile, la disoccupazione non esisteva grazie all’impegno personale del presidente. Allende non lasciava passar giorno senza produrre progetti di legge o decreti tesi a migliorare la vita della gente… mentre penso che dall’altra parte, i lavoratori cileni non si siano mai impegnati a fondo come nel periodo di quel governo. Lavoravano con piacere, perché consapevoli che il governo faceva i loro interessi, economici, politici, culturali. Quel governo fu un vero e proprio atto d’amore, suggellato dall’innamoramento del presidente per il popolo, ma pure del popolo per il suo presidente. Pensate una cosa e prendetela da esempio; nonostante al colpo di stato avessero partecipato tutte le forze armate, la gente tentò ugualmente di difendere il palazzo della "Moneda", sede di governo, assieme ad Allende, pur non disponendo di armi, resistendo per un’intera mattinata. Le uniche armi che utilizzarono furono quelle dei carabinieri che solo all’inizio protessero il palazzo, per poi ritirarsi. La gente era disposta a dar la vita per il presidente, come il presidente era disposto a dare la sua per il popolo, cosa che poi avvenne.

Pablo Neruda aveva ovviamente un pensiero politico, nonostante la sua attività principale fosse quella di poeta. Conosceva tutti i grandi poeti del mondo soprattutto per via dei lunghi viaggi intrapresi in gioventù. Negli anni venti e trenta si spinse fino in Indonesia, in Birmania ed India, quale console cileno. A diciannove anni era già un poeta conosciuto, grazie alla pubblicazione in Santiago di "Venti poemi d’amore e una canzone disperata".

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