Martina Palaskov Begov (MPB): Da dove nasce l’idea del film? Gianni Amelio (GA): Non si sa mai da dove viene l’idea per un film. Uno crede che ci si svegli una mattina e si dica, ah! Oggi faccio un film in Cina, con protagonista un operaio italiano che si porta appresso un giunto di metallo. Non è vero che l’idea è di quella mattina. L’idea probabilmente risale a chissà quanti anni prima e quella mattina si è materializzata. Questa volta c’è stato un caso molto preciso. Io avevo letto un libro che racconta la storia vera di una vendita di una fabbrica italiana ad un gruppo industriale cinese. Questo libro, che è un libro "verità", ovvero racconta una storia dalla viva voce del protagonista che la narra ad uno scrittore, parla dell’esperienza di una delegazione cinese che sta tre mesi in Italia, e durante quest’esperienza, i rappresentanti consolidano un’amicizia con un operaio italiano. Il loro soggiorno giunge al termine e quindi partono. L’operaio italiano rimane da solo, senza lavoro, senza la sua fabbrica, senza la macchina con la quale aveva lavorato trent’anni. Questa la vicenda reale alla quale io mi sono ispirato. MPB: Si è solo ispirato però… GA: Infatti… Leggendo il libro mi sono chiesto come quest’uomo possa reagire alla perdita di tutto il suo mondo! Ho pensato: o si rassegna e in qualche modo muore, oppure fa un gesto esagerato, un gesto quasi da pazzo, un gesto che non è un gesto che farebbero tutti, in altre parole parte per la Cina perché ha scoperto che la macchina ha un difetto, e lui solo è capace di aggiustarla. Questo è un viaggio che indubbiamente ha un doppio significato. Si legge tra le righe che il viaggio in Cina è un modo per ritrovare la forza di vivere, di ricominciare una vita che a lui sembrava finita. MPB: Ad un certo punto Vincenzo dice della Cina: "Non è quello che pensavo". E il suo personaggio femminile (Liu Hua – Ling Tai) dice: "Perché non hai pensato ai Cinesi". Ha voluto forse fare un film non solo sul conflitto economico tra occidente e oriente, ma anche sulla gente cinese? GA: No, non era mia intenzione. Nelle due battute del film che lei ha citato io speravo ci fosse anche un leggero senso di ironia… è chiaro che nel contesto bisogna anche vedere l’espressione e i modi dell’attore, il tono di voce. Lui sembra amareggiato, perché vede che in Cina c’è povertà, confusione. In Cina c’è tanta gente che non vive dignitosamente. Vincenzo, che ha creduto nel sistema politico cinese, non si aspettava di trovare una situazione così disperata, non si sarebbe mai immaginato un quartiere fatto di grattacieli popolari dove abitano ottomila persone, una sopra l’altra, e dove si capisce che la gente non vive bene. Allora Liu dice sorridendo: "Tu non sai tutto della Cina", per ovvi motivi geografici e culturali, ed in un altro momento gli dice: "Tu ami la Cina, ma forse senza i Cinesi". Nel senso che a Vincenzo piace il paesaggio, i bellissimi posti, ma non quello che i cinesi sono, come vivono e come sono costretti a sopravvivere. Lui comprende l’ironia di lei e risponde con altrettanta ironia: "Io allora amo l’Italia ma non amo gli italiani". MPB: Che rapporto ha Vincenzo con la Cina, con il suo lavoro e in generale con i grandi sistemi capitalistico-consumistici, com’è in parte, anche la Cina? GA: Vincenzo non pretende tanto dalla vita, vorrebbe solamente che in questo mondo, sia in Cina sia in Italia, ci fosse rispetto per l’uomo, per la persona. Lui detesta la cialtroneria, l’approssimazione. Mi permetta di aprire una piccola parentesi che riguarda il suo lavoro. Molti giornalisti hanno una specie di comandamento, che dice: "Ricordati che domani, nella pagina dove tu hai scritto l’articolo, incarteranno il pesce". Io ritengo che questa sia una pessima maniera di guardare al proprio mestiere. Nel momento in cui si scrive, a mio avviso, bisognerebbe pensare che quella pagina sia letta da qualcuno e che non serva solo ad incartare il pesce. Beh, Vincenzo è una persona che la pensa in questo modo, quando si mette in testa di fare una cosa, decide di farla al massimo delle sue capacità, con il massimo dell’impegno. Purtroppo si trova in un mondo dove tutti fanno le cose come capitano. Per esempio: lui raccomanda ai Cinesi di non usare la fiamma ossidrica per smontare la macchina poiché l’impianto si potrebbe danneggiare e loro invece usano la fiamma ossidrica per fare prima, per accelerare i tempi. Vincenzo pensa e spera in un mondo che sia a misura d’uomo, a misura delle persona. Non è un caso che io lo veda sempre con le mani indaffarate ad aggiustare qualcosa. Aggiusta una macchina da cucire; all’inzio del film, di testa propria costruisce la centralina danneggiata, e verso la fine del film tenta anche di aggiustare un giocattolo di plastica. Si tratta di una persona che rivendica l’ingegno del singolo e non il mondo che va avanti a creare delle imitazioni e non dei prototipi, come accade oggi in Cina, che commercia un milione di esemplari che sono però tutti finti, solo delle mere riproduzioni. |
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